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MICRORGANISMI

L’arte della coltivazione dei bonsai ha origini molto antiche, essa infatti risale a più di mille anni fa ed anche se solitamente associata al Giappone, in realtà ha origine in Cina.
Realizzare bonsai è un’arte che comporta differenti conoscenze sia della botanica ma anche della fisiologia vegetale al fine di riprodurre l'emozione della pianta in natura all'interno di spazi e dimensioni ristrette.

Nel mondo del bonsai ogni pianta rappresenta un microsistema basato su equilibri molto sottili ed è per questo che la cura dei particolari diventa essenziale.

L’intervento antropico e la micorrizazione artificiale diventa quindi un mezzo indispensabile per la crescita contribuendo all’aumento dell’assorbimento di elementi minerali ed acqua. Il trattamento con micorrize del terreno rappresenta un intervento nell’ecosistema del bonsai poco invasivo, in quanto migliora l’assorbimento di risorse naturali già normalmente presenti (figura 1). Con l’utilizzo di micorrize non si può parlare di concimazione ma dell’impiego di un attivatore biologico naturale.

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Fig.1 - Rappresentazione schematica dell’interazione pianta-fungo (EM- Endomicorrize, AM-micorrize Arbuscolari). L'accento è posto sul trasporto di  fosforo (P) ed azoto (N) minerali ed organici dal terreno alla pianta mediante trasportatori situati sulla membrana fungina, e trasporto di zuccheri come fonte di carbonio (C) dalla pianta al fungo.

Che cosa sono le micorrize?

Le micorrize (dal greco mykes= fungo, rhiza= radice) rappresentano delle associazioni simbionti tra fungo e pianta localizzate nell’ambito dell’apparato radicale della pianta. In figura 2 sono riportate, a titolo di esempio, immagini al microscopio di spore e ife di un fungo. Le spore del fungo riportato in figura 2 (B) appartengono ad un membro della famiglia Glomeromycota (funghi micorrizici arbuscolari) che colonizza spesso piante importanti per l'agricoltura e la silvicoltura.
Le interazioni tra piante e funghi sono mutualistiche; si crea quindi un rapporto vantaggioso sia per la pianta che per il fungo. Se da un lato la radice cede al fungo sostanze nutritive prodotte tramite la fotosintesi (zuccheri), dall’altro il fungo, estendendosi nel suolo per mezzo delle ife o di strutture più complesse, permette alla pianta di ricevere nutrimenti da zone inesplorate dalle radici o prodotti metabolici altrimenti non disponibili.

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Fig.2 - Immagini al microscopio relative all'interazione tra radice e funghi. A) Foto di Simon Egli (WSL). B) foto di Guillaume Bècard (Università di Tolosa)

Esistono differenti tipi di micorrize classificati secondo criteri strutturali e funzionali (tabella 1).

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Tabella 1: Tipi differenti di micorrize classificate secondo criteri strutturali, funzionali e tassonomici, Giovannetti Dipartimento di Biologia delle Piante Agrarie Università di Pisa.

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Fig.3 - Particolare del terreno di un Pinus Thunbergii micorrizato

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Fig.4: Esemplare di Pinus thumbergii dopo trattamento con micorrize

Micorrize e Bonsai

La micorrizazione è il tipo di simbiosi più diffuso in natura, anche se non se ne parla spesso. In condizioni naturali quasi la totalità delle specie vegetali trae beneficio da quest’interazione. Può essere importante, dunque, riprodurre questa simbiosi naturale anche nel caso della coltivazione dei bonsai.

In figura 3 è riportato un particolare del terreno di un bonsai (Pinus thunbergii) micorrizato.

L’utilizzo di micorrize porta ad un’estensione dell’apparato radicale con un conseguente potenziamento dell’assorbimento dei principali elementi presenti nel terreno e può, quindi, aiutare il bonsai a superare fasi critiche, dovuti a stress idrici e salini nonché squilibri termici e crisi da trapianto intervenendo anche su fenomeni di stanchezza del terreno.

La presenza di micorrize favorisce l’assorbimento di alcuni elementi e microelementi minerali a lenta diffusione nel suolo come i fosfati solubili, lo zinco, il rame ed il boro che sono attivamente assorbiti dalle ife del fungo e trasportati fino all’ospite.

La micorizzazione,come dimostrato da prove sperimentali, favorisce l’assorbimento dell’azoto, del calcio e del magnesio; tutti questi elementi sono indispensabili per la crescita e nutrizione della pianta e migliorare dunque l’attività vegetativa (figura 4).  Esperimenti di laboratorio hanno, inoltre, dimostrato che le piante trattate con le micorrize hanno sviluppato un apparato fogliare molto più folto della pianta non micorrizata.

L’utilizzo di micorrize apporta anche un miglioramento dello stato fitosanitario delle piante ed un controllo dei patogeni (nematodi, batteri e funghi) della radice e del colletto.

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