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Scelta dei Terricci per Bonsai

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Il ruolo importante che ha il terriccio per il bonsai viene spesso sottovalutato e troppo spesso si vede acquistare un sacchetto di terra senza che se ne conosca la composizione o, peggio ancora, riciclare la terra presa dal giardino di casa. 

La salute dell’albero dipende dalle radici e la salute delle radici dipende dal terriccio. 

In un vaso bonsai, che rappresenta un sistema chiuso e dove spesso le dimensioni sono molto ridotte, la relazione tra il terreno e la salute dell’albero è ancora più stretta.
E' indispensabile, per un bonsaista, conoscere le varie tipologie di terricci e saperli usare nella maniera adeguata. Partendo da alcuni principi di base. Il terriccio deve avere un mix di caratteristiche di base:

- buon drenaggio;
- buon mantenimento della struttura;
- buon passaggio d’aria;
- buona forma delle particelle e colore (dal punto di vista estetico).

Caratteristiche fisiche del substrato

Nella preparazione del terriccio il primo elemento da considerare è la permeabilità del terriccio all’aria. Tra i grani di terra esiste uno spazio che, per un fenomeno conosciuto come capillarità, trattiene acqua e aria. Questo spazio è detto atmosfera del suolo. Come norma generale, maggiore è la dimensione dei grani della terra, maggiore è la percentuale di aria disponibile.
Questa percentuale influisce sulla crescita della pianta: maggiore è la % di aria, maggiore è la crescita delle radici, al contrario, minore è l’aria contenuta nel terreno, minore è la crescita delle radici.

Pertanto, se si vuole che un Bonsai cresca più velocemente vanno preferiti grani grossi, al contrario, se si vuole una crescita più contenuta è necessario utilizzare granulometrie più fini. Per grani fini non si intende la polvere (che va sempre scartata), perché questa non permette il passaggio dell’aria nelle radici e quindi ne provoca l’asfissia. Ad ogni trapianto si aggiunge sempre terriccio nuovo; per diversi motivi – sia energetici, quindi fornire nuova fonte di sostentamento alla pianta, ma soprattutto sostituire i grani disgregati dalle annaffiature giornaliere e dall’azione erosiva delle radici. La presenza di aria nel substrato migliora anche la moltiplicazione della microflora e microfauna utile del terreno (es. batteri nitrificanti, funghi della micorriza ecc.).

Mentre l’albero cresciuto spontaneamente può scegliere dove sviluppare al meglio le radici, nel vaso Bonsai questo non è possibile. Per essere permeabile il terriccio deve essere poroso , cioè costituito da particelle piuttosto grossolane (da 2 a 4 mm) che formino una quantità di piccoli interstizi tra loro, in modo da permettere il passaggio dell’acqua e dell’aria. Con l’alternarsi di bagnato e asciutto l’aria viene rinnovata continuamente, cosa che se il terreno è molto compatto non avviene. Vi sono tre elementi essenziali per determinare la validità di un buon terriccio di coltivazione. Quando il terreno è normalmente bagnato, questo è costituito da una parte solida (grani di terra) una parte liquida (acqua) e una parte gassosa (aria).

Una quantità standard raccomandata consiste in un 40 % di parte solide , 30 % di liquidi , 30 % di gas .

Sicuramente diverse specie di piante richiedono delle differenti proporzioni. Gradualmente come la pianta cresce, a causa dell’attività delle radici ed al naturale scioglimento delle particelle di terra, la presenza di aria nel terreno diminuisce, mentre proporzionalmente aumentano le parti solide e liquide. Un requisito che deve avere il terriccio per BONSAI è di non essere troppo fertile, non perché i BONSAI siano piante denutrite, ma perché terricci e concimi devono essere strumenti separati che in mano al bonsaista sono usati per ottenere i risultati prefissati.

Bisogna quindi sempre tenere presente che il terriccio serve a formare una bella radice, attiva, ramificata ed equilibrata, mentre è il concime che deve nutrire la pianta.

Caratteristiche chimiche del substrato

E’ opportuno ricordarsi che la struttura fisica, che assicura la porosità, è più importante della natura dei componenti. La prima non si può infatti più correggere fino al rinvaso successivo, mentre si riesce sempre a ritoccare la situazione chimica o biologica del substrato.
In un giardino il pH del suolo è tra il 4 ed il 7,5. Oltre questi limiti non può crescere nessun tipo di vegetale. Il pH ideale dipende dalle specie da coltivare. La maggior parte delle specie arboree richiede un terriccio leggermente acido con un pH tra 6,2 e 6,5. E’ molto importante conoscere la natura chimica del terreno, l’esame si può fare molto facilmente usando un pH tester. Questo esame serve a stabilire il grado di acidità ed eventualmente a modificare lo stato: per esempio, il valore di alcalinità si abbassa aggiungendo terricci vegetali (torba, di foglie ecc. ) o gesso agricolo; per i terricci acidi si aggiunge calce spenta o cenere di legna per ridurre l’acidità. La nutrizione delle piante, più che dal potere assorbente, è regolata dalla acidità del substrato, per l’influenza che essa esercita direttamente, sia sulla nutrizione, sia sullo sviluppo della flora batterica favorendo o inibendo le attività microbiche. Una pianta rinvasata con una miscela sbagliata, avrà come conseguenza un rallentamento dello sviluppo poiché non riuscirà ad assimilare le sostanze presenti nel terriccio. Durante la coltivazione, il ph del terreno spesso va verso l’alcalino perché quasi sempre l’acqua del rubinetto che si usa è calcarea. Questo cambiamento può ad esempio impedire l’assorbimento radicale del ferro, in quanto esso viene assorbito solo a condizione che il terreno sia acido.

Composizione del substrato

La terra è composta da materia organica e inorganica. Quella organica deriva da materiale vegetale ed animale ed è denominata humus, mentre quella inorganica proviene dalla corrosione delle rocce. Il tipo di suolo è determinato dalle diverse quantità di humus e sostanze rocciose presenti. In molti libri degli anni ottanta è sovente proposta la miscela tra sabbie, torbe e terra di campo, considerata oggi una soluzione pessima che non permette il controllo del vigore del bonsai. La qualità di queste miscele di vecchio stile era migliorata proprio con l’uso di pomice, lave e terricci di foglie, che talvolta portava a buoni risultati. La ragione è che si devono rispettare diverse esigenze della pianta, quali : un substrato vivo, poroso, lievemente acido capace di reggerla, e capace di trattenere una sufficiente quantità di acqua. Il compromesso si raggiunge preparando un miscuglio di sostanze con differenti caratteristiche.

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Sabbia

La sabbia è un sedimento detritico proveniente dalla disintegrazione della roccia per azione chimica o meccanica, ha peso specifico superiore a 1, con granulometria variabile, da 0,2 ad oltre 4 mm e pH generalmente neutro. La sabbia garantisce un buon drenaggio; ma asciuga facilmente e contribuisce ad aumentare il peso dei vasi. Si adatta in percentuale maggiore alle conifere che hanno dei fabbisogni d’acqua più limitati. Se una pianta e’ posta in una miscela di terriccio dove prevale la sabbia si avrà un ispessimento ed un aspetto rozzo della corteccia dovuto alla carenza d’acqua. Questo e’ un’altro motivo per cui si adopera la sabbia per le conifere, le quali assumono così un aspetto più vecchio. Può essere di fiume o di montagna, quella di fiume è composta da grani arrotondati ed è utile per Bonsai già formati, mentre quella di montagna è composta da grani spigolosi ed è usata nei vasi di coltivazione. La sabbia va setacciata facendola passare attraverso maglie di 5 mm e da maglie di 2 mm. Altra precauzione da usare è quella di procedere al lavaggio della sabbia , poiché le particelle attirano la polvere (limo) e quando questa viene ceduta per le innaffiature, ostruendo i pori del terriccio. La sabbia favorisce l’infittimento delle radici e la porosità. Quindi le sabbie o le ghiaie possono garantire il drenaggio, ma rappresentano materiali inerti, sterili. Hanno il vantaggio di essere facilmente disponibili e con costi ridotti, ma hanno come svantaggio il peso elevato e la necessità di aumentare la durata/quantità delle irrigazioni e delle concimazioni perché il loro potere tampone è in pratica nullo. Inoltre, non avendo scambi cationici con la soluzione circolante, se non minimi, non apportano i vantaggi dell’uso di un materiale granulare d’origine lavica o vulcanica

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Lapillo Vulcanico

ll lapillo con le sue particelle a superficie ruvida trattiene capillarmente l’acqua meglio di altri tipi di sabbia. Il problema principale per l’uso delle lave nella coltivazione dei bonsai è il controllo dell’ irri- gazione, e l’eccessiva fertilità. Le lave, soprattutto il lapillo, trattengono molto l’umidità nel fondo del vaso, causando, in alcuni periodi dell’anno, marciumi radicali, ed è pertanto necessario il controllo molto preciso dell’irrigazione, anche in relazione al luogo.
Anche la fertilità eccessiva delle lave può essere un problema nei programmi di coltivazione con concimazioni differenziate.

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Pomice

La pomice è un materiale derivante dalla frantumazione di rocce d’origine vulcanica, composto da granuli leggeri e porosi, di colore grigio/marrone, con granulometria compresa tra 0,1 e oltre 10 millimetri. E’ utilizzata, in varie percentuali, per alleggerire i substrati di radicazione e coltivazione e per la radicazione di piante che non gradiscono ristagni d’acqua ma discreti tassi d’umidità radicale (es. conifere). L’utilizzo della pomice è diretto a soddisfare due esigenze. 1) A favorire lo sviluppo dell’apparato radicale; 2) A migliorare il drenaggio in vaso ,con conseguente miglioramento dell’aerazione e, indirettamente del fissaggio dell’azoto dell’aria mediante microflora. E’ una sostanza con un pH quasi neutro (7,5), molto leggera, con ottime capacità igroscopiche . E’ atossica, inattaccabile da acidi e basi e quindi non produce nessuna interferenza nell’uso combinato di fertilizzanti ed anticrittogamici. Ha una notevole capacità di trattenere l’acqua, cedendola su richiesta delle radici. Non va sottovalutato l’azione fertilizzante della pomice. E’ infatti un silicato complesso contenente importanti elementi quali; boro, potassio, magnesio, calcio, ecc.. La pomice in quanto igrometrica, ha la spiccata capacità di saturarsi di soluzioni di sostanze fertilizzanti nell’arco di 3-6 giorni che poi cede lentamente al terreno attraverso il fenomeno della diffusione.
E’ disponibile sul mercato ad un prezzo superiore a quello della sabbia, ma ha il vantaggio di avere un peso nettamente inferiore. Prima dell’utilizzo è opportuno setacciarla e lavarla per eliminare la parte polverosa.

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Zeoliti

Le zeoliti naturali sono minerali di origine vulcanica appartenenti alla classe dei tettosilicati.
La loro struttura è caratterizzata dalla presenza di canali e cavità in cui trovano alloggio ioni e molecole dotati di estrema mobilità. Le zeoliti consentono di:
- correggere le qualità dei substrati tramite l’incremento della capacità di scambio cationico;
- consentire un lento rilascio di macroelementi (potassio ed azoto ammoniacale) e di microelementi vari, con il duplice vantaggio relativo alla riduzione dei concimi da apportare e al mantenimento delle riserve nutritive del terreno;
- incrementare la ritenzione idrica del terreno e/o del substrato (torba/terriccio) con riduzione della frequenza delle irrigazioni e dei fenomeni di stress idrico;
- tamponare l’azione bruciante dei fertilizzanti chimici e degli antiparassitari;
- ridurre i fenomeni di dilavamento degli elementi nutritivi fondamentali.
Da utilizzare miscelata con altri elementi.

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Perlite

E’ generalmente impiegata per la realizzazione di substrati di semina e radicazione di talee, assieme a sabbia e torba o in sostituzione della stessa. Nella preparazione dei terricci può essere utilizzata (miscelata) sfruttando le sue principali qualità (estrema leggerezza, rapporto ottimale aria/acqua).
NB – La polvere di Perlite può provocare danni temporanei agli occhi o disturbi se inalata.
Durante l’uso è opportuno l’utilizzo di mascherine protettive/occhiali e/o presidi di protezione.


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Leonardite

E’ la sostanza fossile con il più alto contenuto di sostanza organica umificata, scoperta dal dr. A. Leonard negli anni quaranta. Può presentare sino al 80-85% di acidi umici naturali. Ha origini più antiche della torba, ma è più giovane della lignite. E’ disponibile sia in polvere sia in scaglie. Va miscelata con altri elementi o sparsa nel periodo autunnale/invernale sulla superficie del terreno. E’ disponibile anche in forma liquida.

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Akadama

E’ una terra argillosa a grumi, svolge molte funzioni tra cui la nutrizione della pianta; piccole particelle di sostanze minerali chiamate colloidi, che sono silicati di alluminio idrato, che agiscono chimicamente al cambiare della temperatura. Questo significa che nella struttura granulare avviene una scissione e vengono rilasciati le parti nutritive che saranno utilizzate dalla pianta, quali idrogeno, sodio, potassio, magnesio, ecc.. Inoltre assicura una eccellente ritenuta d’acqua e un veloce ciclo di asciugatura. Un’argilla ottimale dovrebbe avere un pH neutro o leggermente acido, ideale per la maggior parte delle specie ; avere grani molto solidi e resistenti alla pressione, ed al tempo senza disfarsi. Dovrebbe essere porosa e avere una alta capacità di interscambio di ioni, cioè la capacità delle particelle del terreno di trattenere e poi liberare le sostanze nutritive. Un' argilla del genere in Italia non esiste , ma è presente in Giappone (zona pianura Kanto, dove c’e’ Tokyo) ed è l’Akadama. Il colore di questo terriccio (AKA significa rosso) e’ dato dalla presenza elevata di ossido di ferro, favorisce lo sviluppo delle radici capillari e di conseguenza la creazione di una ramificazione sottile.

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Torba

E’ un prodotto delle torbiere, paludi dove le piante , per mancanza di aria si sono decomposte nel corso dei millenni, la sua caratteristica specifica è l’acidità , che la rende molto resistente alla decomposizione batteriologica. Le torbe, pur essendo fondamentali in un suolo naturale, non sono particolarmente interessanti nella coltivazione bonsai, per la loro rapida degenerazione nel vaso, in seguito agli sbalzi idrici e termici. Sono stati usati in passato per i bonsai che erano coltivati in ambienti molto ombreggiati, ma il loro uso oggigiorno non è più interessante per i bonsai di alta qualità. I materiali organici hanno una forte ritenzione idrica ed un’elevatissima fertilità (a parte le torbe), con conseguenti rischi di marciume radicale; inoltre avendo una struttura fine e fibrosa, possono ridurre il drenaggio.

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Kanuma

Questo terriccio originario del Giappone, della periferia di Tokyo provincia Saitama e’ di colore giallo, chiaro, molto leggero e mantiene bene l’umidità permettendo un buon passaggio d’aria, garantisce inoltre un buon drenaggio. Siccome e’ un terriccio acido (PH circa 5) si adatta particolarmente alle azalee o per lo sviluppo delle talee. E’ molto fragile perché molto poroso, non lasciare gelare.


Terricci di foglie ed humus di lombrico

Possono avere un uso corretto ancora oggi per alcuni casi particolari. Humus: sostanza organica in decomposizione del suolo . Essa corregge i difetti del terreno quali: indurimento del terreno , difficoltà di asciugamento, sviluppo radicale ridotto, minore assorbimento d’acqua e di elementi nutritivi . Ad opera dei microrganismi rifornisce gradualmente la soluzione circolante e le radici di macroelementi e microelementi. In definitiva l’humus diviene il regolatore dell’alimentazione minerale delle piante. L’aggiunta di humus di lombrico di buona qualità , nel substrato ne migliora le caratteristiche e vi introduce la vita biologica, sotto forma di batteri e funghi utili , enzimi ecc... La flora batterica “ buona” dell’humus , esplica una azione quasi antibiotica, creando una specie di barriera biologica all’ingresso dei batteri “cattivi”. L’humus di lombrico è il materiale organico più interessante, da miscelare con l’akadama ove necessario, per la sua capacità drenante, rara qualità fra i terricci organici ) Ad esempio per i Meli bonsai si può inserire un 10% di humus nell’akadama, per sostenere le fruttificazioni. Anche nel caso dei Ficus, un 20% di materiale organico nell’akadama, può migliorare la capacità di sopravvivenza in appartamento. È da ricordare che miscelando terriccio organico all’akadama, si diminuisce notevolmente la sua capacità di far radicare (le torbe, anche le migliori come quelle d’Irlanda, non sono indicate per i bonsai per la loro difficile capacità di reidratazione una volta asciugate).
I migliori terricci di foglie sono quelli derivati dal bosco di Faggi e dal bosco misto (Querce, Carpini, Olmi, ecc.) di pianura.

Mizugoke (sfagno)

Si usa per mantenere l’umidità’ del terriccio e durante gli attecchimenti o le margotte. La sua lunghezza media e’ 10 - 18 cm. Normalmente si usa con kanuma per le azalee.

Kiryu

La Kiryu è un substrato di origine giapponese, specifico per le conifere, ma idoneo anche nella coltivazione di tutte le latifoglie sempreverdi di origine mediterranea. Presente in granulometrie differenti e selezionabili tramite setacciature, ha un valore di pH che è tendenzialmente acido, e grazie a questa caratteristica rende disponibili i microelementi ferrosi di cui è ricchissima. Parallelamente al pH, il suo valore di CSC è pari a ca 25 (di poco inferiore all’akadama ed alla Kanuma). Queste sue caratteristiche la rendono eccellente alla prolificazione dei capillari radicali e nelle specie che be-neficiano di micorrize, aumenta l’allungamento ifale. La sua presenza nei substrati dev’essere in percentuali molto basse (max 20 %), in quanto non essendo un substrato completo nella sua componente chimica, se usata al 100% potrebbe dare problemi di antagonismo nell’assorbimento di altri elementi nutritivi. La sua struttura, povera in micropori, la rende inoltre poco idonea in climi caldo-mediterranei per il non trattenimento di acqua utile (caratteristica preziosa delle pomici). Le migliori prestazioni della kiryu, sotto il profilo chimico-fisico le si hanno miscelandola con substrati ben strutturati tipo akadama,
pomici e kanuma. Il suo utilizzo, solitamente ignorato per le latigoglie, è invece indicatissimo nella formulazione di substrati di specie sempreverdi che necessitano di alimentazione fogliare costante perché i microelementi ferrosi intervengono nella biosintesi della clorofilla.

CAPACITA’ DI SCAMBIO CATIONICO

La capacità di scambio cationico dei suoli individua la quantità di ioni positivi che possono essere scambiati e trattenuti dal suolo; dalla CSC dipende la capacità del suolo di trattenere tutti gli elementi chimici presenti in forma di ioni positivi e, in particolar modo, i metalli pesanti.

POTERE TAMPONE Con questa definizione s’intende la possibilità, da parte di un substrato, di assorbire dosi eccessive di sostanze (concimi, antiparassitari etc.) e rilasciarli in maniera bilanciata senza variazioni sostanziali del Ph. In sostanza maggiore è il potere tampone, maggiore la capacità del terreno di assorbire shock evitando danni all’apparato radicale.

RAPPORTO CARBONIO / AZOTO Con il termine rapporto C/N s’intende il rapporto, in proporzione percentuale, tra la sostanza organica (C) e l’azoto (N). Il valore di questo rapporto deve essere inferiore o uguale a 20. Se si hanno valori < =20, si ha una maggiore efficienza nella mineralizzazione del substrato, mineralizzazione che andrà ad aumentare la percentuale d’azoto disponibile per la pianta.

SUBSTRATO SECONDO LA SPECIE Un buon terriccio lo si ottiene mescolando in differenti proporzioni queste sostanze . Con una serie di setacci si vagliano queste sostanze, allontanandone la parte polverulenta che renderebbe il terriccio troppo compatto. Quindi conviene utilizzare tre differenti setacci . Il materiale che non passa dal primo setaccio (5 mm) è troppo grosso, è può essere usato solo come drenaggio, il terriccio che non passa attraverso le maglie di 3 mm viene utilizzato con il resto che rimane all’interno dell’ultimo setaccio , il resto va scartato.
E’ importante ricordare che le proporzioni dei componenti del terriccio possono variare in base alle situazioni climatiche , ad esempio un esemplare posto in akadama pura nelle regioni meridionali calde e asciutte richiederebbe continue innaffiature , con il rischio di subire un colpo di secco. In queste zone è preferibile mescolare una percentuale di materiale organico, che aumenta la ritenzione di umidità del substrato. 
Al contrario , in zone a clima umido con piogge tutto l’anno, è indispensabile un drenaggio ottimale, per scongiurare asfissia o marciume delle radici. In questo caso si consiglia di aumentare la proporzione di sabbia, o pozzolana, oppure usare una granulometria maggiore. Il composto migliore è quello che consente alla pianta di crescere sana e vigorosa, considerando le condizioni climatiche, la posizione, la disponibilità del coltivatore ad intervenire per rispondere alle necessità della pianta, e anche la disponibilità dei materiali stessi. 
E’ bene preparare un miscuglio tale per cui, nel pieno dell’estate, possa bastare mediamente una innaffiatura al giorno. Ogni bonsaista ha sviluppato con il tempo e l’esperienza una sua miscela specifica per i vari tipi di piante. Sarebbe perciò utile che ognuno trovasse, sperimentando, una miscela personale ed ottimale per le proprie piante.

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