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Avvolgimento del filo sui Bonsai

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L’avvolgimento è il più importante processo intermedio di modellazione, effettuato per finalità estetiche che viene effettuato su un bonsai.

Deve essere ripetuto tutte le volte che è necessario, con il semplice fine di ottenere una pianta sempre più bella. Prima dell’attività di modellazione con il filo sono di solito richieste altre due attività complementari, che integrano e completano la filatura stessa.

La progettazione e la potatura

La prima è un’attività progettuale. In questa fase, osservando l’albero, bisogna cercare di proiettare la crescita nel tempo secondo lo stile scelto, individuando di conseguenza i rami sui quali si andrà ad applicare il filo e quelli che invece si elimineranno perchè ininfluenti, inutili o in più, rispetto al disegno complessivo. E’ sicuramente un momento di intensa creatività, quindi i possibili strumenti saranno la macchina fotografica, il blocco appunti, nastri per segnare i rami da eliminare, pezzetti di filo di rame per identificare i possibili fronti ecc.

Nella seconda fase, definito il progetto di base si passa all’eliminazione dei rami superflui e/o posizionati non correttamente (interno delle curve, sovrapposti ecc.), con gli attrezzi corretti (tronchesi sferici o concavi) e proteggendo i tagli più grossi con mastice. Terminati questi due step, è possibiile procedere con l’avvolgimento del filo. In sintesi, il filo metallico può correggere e impostare, sulla base di un preciso progetto, la direzione di crescita dei germogli e della ramificazione, modellare il tronco e conferire un aspetto completamente “diverso” all’albero, rendendolo, secondo i canoni dell’estetica bonsai, più “maturo”.

Materiali utilizzati

I fili metallici disponibili in commercio possono essere di rame cotto, di ferro o di alluminio ramato. Generalmente, per problemi legati all’ossidazione, il ferro è poco utilizzato, a differenza di rame e alluminio ramato. Il rame, per la sua rigidità, è più difficile da posare all’inizio, mentre l’alluminio, essendo più malleabile, presenta una maggior facilità d’utilizzo. A parità di sezione, il vantaggio dell’utilizzo del filo di rame rispetto all’alluminio si traduce in maggior tenuta e rigidità, qualità che ne fanno preferire l’utilizzo sulle conifere, mentre su piante che “segnano” facilmente, quindi con un cambio sottile è preferibile usare diametri maggiori, e quindi utilizzare alluminio ramato. Si consiglia comunque, se possibile, di proteggere sempre la corteccia con rafia durante la legatura. I fili, per poter esercitare la loro azione, devono avere un diametro pari ad 1/3 del ramo sul quale vengono posizionati. Per questo motivo è necessario avere un discreto assortimento di misure, in quanto la conicità dei rami richiede frequenti variazioni di diametro del filo utilizzato, più spessi per il tronco ed rami, più sottili per la ramificazione secondaria, molto sottili per la ramificazione terziaria.

I fili lavorano sul principio della leva, per poter piegare il ramo correttamente necessitano di un punto di appoggio, che può essere il fissaggio al terreno, l’avvolgimento al tronco o a un altro ramo. Un filo molle, senza punto d’appoggio, non serve a niente, è materiale sprecato. Il filo va applicato procedendo a spirali regolari con angoli di 45°, e in direzione base-cima. Durante l’avvolgimento è inoltre necessario cercare di evitare di legare foglie, aghi e soprattutto gemme, che in questo caso risulterebbero danneggiate. Togliere il filo, soprattutto agli inizi, è più compli- cato e pericoloso che metterlo! Anche se può sembrare un paradosso, il primo passo da compiere, nell’apprendimento dell’uso del filo è quello di imparare a rimuoverlo: in questo modo si può constatare, meglio di quando si avvolge, quanti errori sì potrebbero commettere per inesperienza. Si impara, inoltre, a correggere i difetti di avvolgimento, che possono provocare strangola- mento dei rami e cicatrici, e a superare le difficoltà nello svolgimento del filo che, a causa di fili incrociati possono portare alla rottura dei rami. Vanno utilizzati, per la rimozione del filo, gli attrezzi adatti. Una tronchese da filo (per bonsai) è un attrezzo veramente indispensabile, taglia il filo senza tagliare il ramo, cosa che non fanno le tronchesi qualunque.

Siate virtuosi - Non buttate via il rame rimosso dalle piante e cercate dei fornitori che lo possano riciclare. Se non si dispone di materiale da cui togliere il filo. è consigliabile allenarsi avvolgendo rami secchi o residui di potature, evitando così di rompere rami, magari di importanza fondamentale, su alberi della propria collezione quando non si sia ancora raggiunta una certa abilità. Per lo stesso motivo è meglio iniziare ad avvolgere i rami più sottili sui quali si utilizza filo di minor spessore poiché, essendo più duttili. si corrono minori rischi di rottura. Nel caso in cui si cominci a lavorare con alberi già avvolti si avrà la possibilità di avere un primo contatto con il filo e di poter valutare, in modo immediato e diretto l’effetto che produce sui rami. Se si ha l’opportunità, è certamente di grande aiuto imparare l’avvolgimento da una persona che possiede già una certa esperienza focalizzandosi sull’angolo utilizzato per avvolgere il filo, sulla distanza che è stata lasciata tra un giro e l’altro, sulla pressione con la quale è stato collocato, sul diametro del filo impiegato in relazione allo spessore del ramo, sulla salute dell’albero e la sua età e sull’impressione che si è riusciti a dare.

Quando togliere il filo ?

Non vi è un periodo specifico per procedere allo svolgimento del filo: tutto dipende dalla rapidità di crescita dell’albero che è stato avvolto, come anche dalla parte trattata. Per esempio in un albero giovane, ma con accrescimento rapido e strato cambiale sottile, come l’Acero, il filo inizierà a incidere la corteccia dopo pochi mesi e, di conseguenza, il tempo di avvolgimento dovrà essere breve. Per lo stesso motivo, la cima e la parte apicale la cui crescita è di solito molto più rapida di quella della parte inferiore, dovrà essere svolta qualche tempo prima. Come norma generale, si terranno gli alberi avvolti sotto osservazione costante e quando si noterà che l’avvolgimento comincia a incidere la corteccia, si provvederà allo svolgimento.

Se il ramo svolto non rimane nella posizione desiderata, lo si avvolge di nuovo, eventualmente con del filo di spessore maggiore oppure raddoppiando il filo. Nel caso in cui il filo abbia inciso la corteccia profondamente, si eviterà di collocare di nuovo il filo sopra alle ferite precedenti e si applicherà pasta cicatrizzante. Per svolgere il filo dall’albero, si inizierà col tagliare il filo sottile prima e quello grosso poi, al contrario di quando si avvolge; di conseguenza, dovremo iniziare il procedimento, togliendo inizialmente il filo dai rametti secondari, successivamente da quelli principali e infine dal tronco.

 Avvolgimento dei rami

Il primo punto da considerare, quando si comincia ad avvolgere, è il grado di pressione che deve raggiungere il filo sulla corteccia dell’albero. Se il filo è troppo pressato, l’albero non avrà spazio per crescere liberamente e si dovrà svolgere in un periodo di pochi mesi o anche di settimane. Se rimarrà allentato, non lavorerà sul ramo adeguatamente. I canoni classici giapponesi stabiliscono che tra il filo e la corteccia dell’albero deve esserci esattamente lo spessore di un foglio di carta. Ciò significa che il filo deve restare fissato al ramo, senza tuttavia strozzare la corteccia. Il secondo punto che si deve tenere in considerazione è che, quando si avvolge, il filo deve seguire la forma del tronco e del ramo. Se durante il lavoro di avvolgimento si tentasse contemporaneamente di dare la forma desiderata, probabilmente il ramo si spezzerebbe. Per effettuare un buon lavoro, è necessario che l’avvolgimento divenga un procedimento meccanico, eseguito automaticamente, una volta che si è decisa la posizione nella quale devono rimanere tronco e rami.

L’applicazione inizierà sempre dal primo ramo partendo dal basso che andrà completato in tutte le sue parti prima di passare al successivo: si procederà dal ramo di maggiore dimensione verso i più piccoli, riducendo via via il diametro del filo.

Il primo obiettivo è quello di stabilire l’angolo di inclinazione del filo tra le curve. Questo angolo, che per buona regola va mantenuto costantemente, deve essere di 45°. Il passo successivo sarà quello di controllare la diminuzione della distanza tra le curve, in conformità allo spessore variabile dei rami. Finché non ne avrete terminata l’applicazione vi conviene tenere sempre le forbici a portata di mano. Sebbene il filo sia piuttosto scomodo da lavorare, è meglio tagliarlo quando avrete finito di avvolgerlo, perché se lo tagliate troppo corto dovrete riapplicarlo e se lo tagliate troppo lungo si spreca. Sarà infine bene ricordarsi sempre che la presenza del filo non giova all’estetica dell’albero, pertanto esso andrà applicato con cura ed in minor quantità possibile, cercando di non ostentarlo.

Si posizioneranno i rami dopo aver applicato il filo. Si procede iniziando dal ramo che si diparte dal tronco dandogli l’inclinazione e la direzione voluta e quindi si passa alla ramificazione secondaria e terziaria. I rametti che andranno a formare un palco, andranno posti a guisa di mano con le dita aperte rivolte leggermente verso l’alto. Questo asseconderà il normale tropismo verso l’alto della vegetazione e consentirà inoltre di ricevere i raggi ultravioletti. Man mano che si sistemano i rami, è consigliabile interrompersi, allontanarsi un poco dalla pianta ed osservarla: ciò ci fornirà una più chiara visione del disegno che stiamo creando. La crescita dell’albero renderà necessario riapplicare il filo con una cadenza semestrale od annuale. Ritardando eccessivamente tale operazione, si consentirà al filo d’incidere i rami. In altre parole, la pianta crescerà nelle parti prive di filo, tra una spirale e l’altra, mentre sotto di esso no: il risultato consisterà nella formazione di solchi nella corteccia in cui si affosserà il filo. Tale evenienza è da evitarsi assolutamente, per svariati motivi. La pianta sarà penalizzata dal punto di vista estetico, in quanto i rami presenteranno solcature spiraliformi. Il filo affossato sarà molto più difficile da togliere, con rischio di compromissione del ramo durante il taglio. Infine un eccessivo sprofondamento del filo determinerà l’interruzione delle linee linfatiche con conseguente perdita del ramo o della pianta stessa.

Pertanto non rinviate mai l’operazione di asportazione del filo. Piuttosto, trascurate la sua immediata riapplicazione, rimandandola ad un momento di maggior disponibilità di tempo (senza far passare mesi!).

Come tagliare il filo

Se lo tagliate obliquo è pericoloso perché può pungere il dito mentre lo staccate dalla pianta; meglio tagliare perpendicolarmente Si deve incominciare sempre dalla base, come quando si costruisce una casa, ma la rifinitura invece inizierà dall’apice procedendo verso il basso, perché i rametti e le foglie tagliate si depositano sui rami inferiori che, mentre vengono rifiniti vengono anche puliti. Questo fa sì che i rami, una volta lavorati, non siano più da ripulire.

Quando lavorate una ceppaia è importante iniziare dagli alberi posti al centro, passando mano a mano a quelli esterni per non rovinare quelli già lavorati. È opportuno imparare sin dall’inizio, in modo corretto, l’applicazione del filo perché è molto difficile correggere una cattiva abitudine acquisita.

La direzione dell’avvolgimento dipende dal lato verso il quale si vuole piegare il ramo o il tronco: quando dovete piegarlo a destra avvolgete il filo in senso orario e a sinistra in senso antiorario, ma quando arrivate nel tratto in cui il tronco deve essere piegato nella direzione opposta rispetto a quella precedente, agganciatelo sul ramo, oppure all’estremità del filo precedentemente applicato per poter invertire il giro. Il filo grosso da applicare sul tronco deve essere ancorato saldamente nella terra perché faccia presa, ma al momento di infilarlo, occorre fare attenzione a non rovinare il nebari.

Avvolgimento dei rami primari

Per l’ avvolgimento dei rami primari si segue lo stesso procedimento utilizzato per quelli secondari; però in questo caso è necessario avvolgere i rami due a due, senza dimenticare che, per avvolgere ogni coppia di rami, ci deve essere una distanza sufficiente, tra ciascuno di essi, che consenta almeno due giri di filo in qualche punto di tenuta. Il punto di tenuta generalmente può essere un ramo un po’ più grosso o il tronco. L’avvolgimento dei rami principali, due a due, ha diversi vantaggi: se si esegue adeguatamente, permette una buona aderenza del filo al tronco, inoltre evita, in molti casi, di dover incrociare i fili.

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Vediamo ora alcuni accorgimenti per eseguire le legature con qualsiasi tipo di filo. Il filo andrà avvolto su rami e tronchi, con spire il più regolare possibile e a 45° circa; ci aiuteremo con il pollice che tiene il filo fermo mentre facciamo la spira successiva

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Il diametro da applicare non deve essere troppo grosso rispetto al ramo e non deve essere stretto troppo, pur essendo bene accostato non deve deformare il ramo creando delle strozzature

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In questa scelta ci aiuterà molto la nostra esperienza. Non lasciare foglie e rametti sotto il filo

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Usare due fili piuttosto che uno solo grosso, senza farli accavallare e il secondo filo si potrà utilizzare poi per un ramo secondario. Legando un ramo dalla base alla cima, verranno usati diametri sempre più piccoli

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Le spire troppo ravvicinate producono un effetto a molla e tornano indietro senza trattenere il ramo.

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Per ancorare il filo si può doppiarlo sullo stesso ramo

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Per legare il tronco ancoriamo il filo nel terreno e posteriormente al fronte.

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Per abbassare un ramo, il filo passerà sopra, tra il ramo ed il tronco sulla ascella superiore

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per alzarlo si farà passare sull’ascella inferiore

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Dovendo legare più rametti, fare attenzione a non accavallare i fili

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ma fate in modo che questo non succeda

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Un caso frequente durante la legatura è quello di direzionare una forcella, vediamo come evitare alcuni errori.

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Guardando il disegno precedente questa legatura è corretta se dobbiamo stringere la forcella, ma diventa completamente sbagliato se cerchiamo di allargarla perché il filo si allenterà molto alla base

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Il sistema corretto lo vediamo nel disegno 15, dove abbiamo un primo filo che arriva dal ramo primario e il secondo che verrà posizionato facendolo passare all’interno della forcella in modo che non si allenti quando allarghiamo i rami.

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Ora ci appare più chiaro anche il disegno 12, e osservandolo sappiamo anche in che direzione andranno spostati i rami. Vediamo ora una serie di disegni dello stesso ramo con i fili posizionati in sequenza. Mettiamo il primo filo grande sul ramo primario senza arrivare in punta e rimanendo sul ramo più esterno.

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Passiamo ora a legare il ramo A e finiamo di legare l’apice del ramo B

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Finiamo la nostra legatura con il ramo C e D

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ora abbiamo fatto un buon lavoro. In questo esempio vediamo dei rami opposti alla fine di un grosso ramo. Ora il problema è che non possiamo applicare la tecnica del disegno 15, perché il filo che serve a legare il grosso ramo primario è decisamente grande per uno dei rametti, allora dobbiamo utilizzare un filo più sottile facendolo arrivare da un rametto sottostante. Adesso i nostri rametti sono a posto.

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Se nel posizionare un ramo dobbiamo anche ruotarlo su se stesso, ricordiamo di avvolgere il filo con le spire nel senso di rotazione che daremo poi al ramo.

Un’altra tecnica per piegare i rami è quella dei pesi, ma essa presenta solo svantaggi rispetto al filo. Di solito (anzi sempre) il peso da rami ad arco, il ramo si può solo abbassare e non si può sollevare, e non si possono dare curve orizzontali. Un altro inconveniente è che se il nostro bonsai è educato con i pesi non si potrà più spostare senza rischiare di creargli gravi danni.

Avvolgimento del tronco

L’avvolgimento del tronco implica alcune circostanze particolari che obbligano ad uno studio dettagliato e preventivo dello stesso.
Davanti ad un tronco senza interesse, o che non si adatta bene allo stile scelto per le fronde, la prima considerazione da fare è se si potrà o meno modifi-
carne la forma. Se è grosso, si avranno difficoltà al momento di scegliere il diametro di filo adatto; infatti un tronco grosso presuppone, in generale, un albero più o meno vecchio caratterizzato da una maggiore rigidità e di conseguenza potrebbe rompersi durante la piegatura.
Per questo è meglio cominciare a modellare il tronco del proprio bonsai quando è ancora giovane e pertanto flessibile.
Questo ci obbliga ad “immaginare” in anticipo quella che sarà la forma dell’albero tra quattro o cinque anni. Forse sarà difficile per un principiante, ma l’arte bonsai si occupa appunto di questo: imparare a modellare, creare ed in definitiva immaginare. Per quanto riguarda la tecnica ed il procedimento sono gli stessi descritti per l’avvolgimento dei rami primari e secondari e per cui i principi generali rimangono invariati.

L’Avvolgimento - Epoca di avvolgimento

Nel caso di un albero con foglie caduche, sembrerebbe ovvio effettuare 1’ avvolgimento durante l’inverno, quando 1’albero ha perso le foglie e la silhouette è ben visibile. Tuttavia questo periodo ha i suoi inconvenienti: la ramificazione degli alberi in inverno non è flessibile come in primavera o in estate; in questa stagione, i rami sui quali collocheremo il filo sono già lignificati, e ciò significa che non saranno attivi fino a che la linfa non comincerà di nuovo a circolare.
Questo può non sembrare importante, ma se si dovesse spezzare qualche ramo, non si cicatrizzerebbe fino alla primavera successiva e pertanto si rischierebbe di perderlo. Al contrario, in primavera l’albero è più flessibile e, se si osservano attentamente le prime germogliazioni, il nostro lavoro non verrà reso difficile dal fogliame troppo sviluppato. Inoltre, in questo periodo si potrà notare meglio la posizione delle gemme da cui nasceranno le nuove foglie, e perciò sarà molto più facile non schiacciarle con il filo.

C’è comunque un’eccezione: le conifere.

L’epoca più opportuna per l’avvolgimento delle conifere, che mantengono sempre i loro aghi, è quella in cui le gemme non sono attive, cioè il periodo compreso tra l’autunno, in cui si sono già formate le nuove gemme, e la primavera, quando esse germogliano. Inoltre, in tali epoche cominciano a cambiare il fogliame, per cui si potranno vedere i rami più facilmente.

SUGGERIMENTI

  • Avvolgere nel periodo più idoneo per la specie che si sta trattando. Utilizzare un diametro di filo adeguato alla parte che si desidera modellare: rami secondari, primari, e tronco.
  • Procedere all’avvolgimento seguendo un andamento a spirale e un’inclinazione di 45°.
  • Applicare il filo per gradi: per primo il filo di diametro superiore e poi via ,via i fili con diametro inferiore.
  • Evitare l’avvolgimento troppo stretto.
  • L’importanza di due spire di fissaggio quando si avvolgono i rami a due a due.
  • Non sbagliare la direzione dell’avvolgimento. Se si vuole spostare il ramo verso destra le spire del filo andranno verso destra.
  • Per abbassare un ramo le spire del filo partono da sotto, per alzarlo partono da sopra.
  • Quando il filo è corto, è sempre possibile aggiungerne un’altro nella parte finale, a condizione che accompagni per almeno due tre spire il primo e lo segua senza accavallarsi.
  • Quando il filo non permette di avvicinare due rami, la soluzione è facile:si toglie il filo e lo si rimette nella direzione contraria.
  • Attenzione al periodo dell’avvolgimento.
  • Non mettere il filo troppo vicino ai germogli, potrebbero anche seccare.
  • Se il filo ha inciso la corteccia , non è necessario rinunciare a mettere di nuovo il filo su quel ramo. La soluzione è proteggere il ramo con della rafia, e avvolgere sopra il filo.
  • Nel mettere il filo si eviti di schiacciare foglie aghi, gemme, germogli e altri rametti.
  • Piegando, attenzione alla corteccia. In primavera le conifere sono delicate: la corteccia “scivola” sopra il legno causando la morte del ramo.
  • Se occorre avvolgere il tronco il filo deve partire dal terriccio.

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