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Avevo già acquistato questo lavoro editoriale del Maestro Kobayashi nella sua versione originale in lingua inglese, edito da PIE International Inc. di Tokyo. Da buon bibliofilo ho poi acquistato l’edizione italiana, stampata sempre in Cina dove, con buona grazia, i costi di stampa sono concorrenziali, distribuita da L’Ippocampo di Milano.

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Già dal titolo del suo libro, Leggero il passo sui tatami*, Antonietta Pastore sembra voler suggerire una doppia chiave di lettura del volume: da un lato il testo si snoda sotto forma di narrazione di un viaggio sentimentale all'interno di una cultura ricca di grazia, mentre dall'altro si presenta come un'indagine attenta a svelare gli aspetti più familiari e talora contraddittori del popolo nipponico, tesa così a smentire (o per lo meno a correggere) i numerosi stereotipi in proposito.

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Mishima il nazionalista, il raffinato, il giapponese. Mishima l'occidentalizzato, il contraddittorio, il suicida. Se ne sono dette tante ‐ e se ne dicono ancora ‐ sullo scrittore nipponico, ma che fosse capace di scrivere un testo quasi impalpabile come Ali potrebbe apparire incredibile a molti.

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