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Costantino Franchi accanto al suo Ficus che fu esposto alla Kokufu Ten

Si prestano a diventare bonsai sia i Ficus "orientali" che quelli nostrani. Un'enorme numero di varietù di ficus sempreverdi provenienti da regioni a clima mite o tropicale consente la scelta del materiale che a "vista" convinca per le sue caratteristiche. Non è altrettanto sicuro farlo fidandosi semplicemente dei nomi che il commercio gli attribuisce, pochè spesso, oltre all'incertezza, c'è molta fantasia. Forma e dimensione iniziale delle foglie possono essere una buona guida, così come la sagoma del soggetto per le piante importate.

I bonsai di ficus tropicali sono infatti quasi tutti di origine "esotica" e per la maggior parte di qualità commerciale: merita considerarli spesso come semplici pre-bonsai e vedere quanto per la loro struttura si prestino ad essere trasformati in soggetti di pregio. Nel Ficus carica nostrano si cercano foglie profondamente lobate e che possano diruure di molto la loro dimensione: il fico selvatico o caprifico è il più consigliabile; altrimenti varietà a frutto piccolo per salvare al meglio le proporzioni. Si può dire che tutti gli appartenenti al genere Ficus consentono di fare radicare facilmente delle talee, come farne margotta. E' possibile perciò conservare le caratteristiche gradevoli di un certo soggetto partendo da un suo semplice rametto.

SPECIE E VARIETÀ SPERIMENTATE : LORO CARATTERISTICHE

Molte varietà di Ficus presentano delle lenticelle sulla corteccia, perlopiù dei rami giovani fino a due-tre anni, altri le conservano anche sulla struttura più vecchia. Tali formazioni sono normali e non vanno confuse con parassiti, anche se certe cocciniglie le possono simulare. Con un'attenta osservazione se ne può però distinguere la differenza: va tenuto presente che le foglie sono sempre prive di queste lenticelle, perciò la scoperta di piccoli scudetti (spesso quasi trasparenti) sulla loro superficie (sia superiore che inferiore) deve mettere in allarme.
Una varietà piacevole per le piccole foglie e la denistà della sua vegetazione è il Ficus repens, che resiste bene anche a temperature di qualche grado sotto lo zero e quindi n molte regioni può passare l'inverno all'aperto.
E' facile da reperire nei vivai e ricaccia dal tronco con facilità. Si legge che i ficus tropicali devono essere tenuti a temperature superiori a 15°. Occorre chiarire che si tratta di un limite legato alla loro attività metabolica e fotosintetica. In realtà nelle ore di luce le condizioni ottimali sono tra i 20 e 22 gradi, ma durante la notte queste piante possono scendere benissimo a temperature appena superiori allo zero. I soggetti tenuti in casa d'inverno si avvantaggiano addirittura di un certo raffrescamento, poichè si evita loro di consumare con la respirazione gli scarsi zuccheri prodotti nelle poche ore di luce disponibili nelle giornate invernali delle nostre latitudini.

Ficus microcarpa - Collezione Wang, Chin-Wen

Poichè è scomodo spostarli mattina e sera, l'alternativa è di aumentare le ore di luce (fino a 12-14) con l'uso di lampade adatte e temporizzate, in alternativa è conveniente spruzzare la loro chioma quando scende il buio con acqua piovana (raccolta allo scopo) o acqua distillata o da osmosi inversa. L'evaporazione di quest'acqua abbassa per qualche ora la temperatura delle piante ed "accorcia" loro la notte.

QUALCUNO E' COMMESTIBILE

I falsi fiori/frutti (siconi) si formano da gemme miste, e in molte specie sono più facili da ottenere su talee magari insignificanti e appena radicate piuttosto che da annosi soggetti!
L'aspetto dei fichi nostrani è noto;nelle varietà esotiche usate comunemente per bonsai raggiungono perlopiù il diametro di un solo centimetro, la buccia è levigata ed inizialmente coperta di lenticelle. In questi Ficus sempreverdi i frutti spesso compaiono all'ascella delle foglie o direttamente sul tronco. Prima verdastri, maturando diventano poi rossi o viola o gialli a seconda della specie. Sui Ficus diversifolia o deltoidea i frutti (giallo-arancio) compaiono assai facilmente e aggiungono un notevole valore decorativo. E' caratterstico dei ficus la produzione di un lattice biancastro che geme dalle ferite o dai tagli delle cimature. Particolarmente abbondante nei momenti di intenso sviluppo può essere irritante per gli occhi e la pelle. Da notare che quello del fico nostrano, fortemente ossidante, è assai utile, se applicato fresco e subito, per lenire il dolore e le conseguenze delle punture di vespe e altri insetti.

STILI PIU' ADATTI E PERCHE'

La forma del bonsai di Ficus può rappresentare bene l'aspetto degli alberi spontanei: maestosa e imponente nei sempreverde tropicali e più casuale, fino ad essere prostrata o cascante quella del fico nostrano, che si presta assai bene anche a farne delle graziose miniature alte pochi centimetri.

TRAPIANTO, RACCOLTA E SUBSTRATI

La diffusione spontanea avviene soprattutto ad opera di animali ed uccelli che, cibandosi dei frutti, aggrediscono con i loro succhi gastrici il tegumento dei piccolissimi semi e ne consentono la germinazione, trasportandoli poi con le deiezioni nei posti più impensati. Il terriccio ideale per la coltivazione dei fichi comuni, peraltro tolleranti, è di tipo calcareo, mentre i ficus di origine tropicale prosperano ugualmente in terreni neutri o leggermente acidi.

RISPETTARE MODI E TEMPI

Ovviamente solo il Ficus carica è reperibile in natura nelle nostre zone, e raccoglierne qualche esemplare interessante. Data però la sua capacità di resistere in situazioni siccitose, spesso poche radici "importanti" scendono profonde nel terreno per garantire l'approvvigionamento dell'acqua mentre una quantità di radichette fibrose può ritrovarsi in superficie solo se delle condizioni di regolare umidità ne consentono la sopravvivenza. L'acquisto di piante coltivate in contenitore fa superare tali difficoltà ed il trapianto di tali soggetti da vivaio si presenta senza problemi. Trapianti e rinvasi si effettuano durante la dormienza. Lo spostamento dei soggetti tropicali sempreverdi va eseguito durante la loro fase di riposo vegetativo, rivelata dal fatto che i germogli cessano l'allungamento e la loro estremità ha assunto il colore verde del resto del fogliame maturo. Tale stadio coincide con l'inizio di una fase di vivace sviluppo radicale, che faciliterà l'attecchimento nel nuovo substrato.

POTATURA DI FORMAZIONE

Come tutte le piante che devono reggere il peso dei frutti, il nostro fico ha un modo di cacciare che gli dà una struttura rada e robusta. Tale caratteristica impone spesso di ricostruire la ramificazione del futuro bonsai partendo dal piede o da appena un abbozzo di struttura. Per fortuna questa essenza risponde in modo generoso e rapido alle potature eseguite in fase di riposo, e con qualche attenzione, per esempio lasciare rami della stessa età, è possibile in breve tempo avere numerosi germogli a disposizione per creare il disegno della struttura più adatta.

APPLICAZIONE DEL FILO

I Ficus tropicali sopportano l'applicazione del filo meglio del fico nostrano, i cui rami hanno una corteccia sottile e delicata, che viene facilmente segnata dal filo. I rami giovani poi restano di consistenza erbacea per lungo tempo, e conviene proteggere il filo con carta crespata, applicandolo non troppo aderente ai rami.
Il ramo filato va sorvegliato di sovente durante le fasi di sviluppo per evitare brutte sorprese. I soggetti d'importazione molto spesso hanno rami profondamente segnati, questo ne farà privilegiare l'eliminazione in fase di restyling.
Per ridurre questo fastidioso inestetismo, nel caso non sappiate come farlo, si potrà tentare di eseguire una piccola incisione trasversale lungo i segni, in modo che con il tempo le callosità sviluppate attenuino l'inestetismo.

Ficus microcarpa - Collezione Hsien, Shun-Chin

CIMATURA E POTATURA IN FASE VEGETATIVA

Cimare i getti ancora erbacei di un semplice rametto provoca una risposta poco significativa per quanto concerne l'infittimento, con conseguente riduzione della dimensione delle foglie. Al contrario l'accorciamento di rami lignificati suscita la comparsa di getti più numerosi all'indietro, aumenta la densità della ramificazione e perciò contribuisce a ridurre la superficie di ciascuna foglia. Il fico nostrano è molto suscettibile alle cimature eseguite solo su una parte della pianta, specie se i rami accorciati sono in minoranza rispetto a quelli lasciati intatti. Sente molto il differente grado di evoluzione delle gemme lasciate all'estremità del ramo, per cui rinuncia facilmente a far sbocciare quelle gemme che, essendo meno pronte tardano ad aprirsi, qualora se ne siano già aperte alcune qua e là sul soggetto.
La strategia da seguire nei casi in cui si debbano lasciare alcuni rami più lunghi ed altri più corti è di interrompere lo sviluppo dei pochi getti più precoci cimandoli subito dopo la loro prima foglia. Questo arresto darà tempo alle gemme degli altri rami di aprirsi dopo qualche giorno. Si possono ripetere questi interventi di controllo sullo sviluppo della vegetazione finchè non se ne sia armonizzata la crescita su tutti i rami. Al contrario delle piante spoglianti, sulle quali la dimensione delle foglie e la distanza tra i nodi aumenta solo per un certo tempo (10-15 gg.), nei sempreverdi la nuova vegetazione tarda a maturare, resta erbacea più a lungo e contnua a crescere anche per 20-45 giorni. L'abbondanza d'acqua determina in buona parte questo incremento. Ecco quindi che nei soggetti maturi, oltre a fornire molta luce, è necessario controllare le annaffiature per tutto il tempo dello sviluppo dei germogli.
In condizioni di elevata umidità relativa dell'aria, tipiche della zona tropico-equatoriale, i rami più vicini al suolo possono generare delle radici aeree che scendono verticali e penetrano nel terreno formando un colonnato talora intricato. Essendo in natura una caratteristica degli esemplari più annosi, un'analoga struttura nei bonsai più consistenti fornisce loro un notevole pregio.
Per tentare di ottenere un simile risultato occorre creare attorno al bonsai le adatte circostanze, chiuderlo cioè in una microserra trasparente che possa conservare un livello di umidità e temperatura tali da favorire la formazione di queste radici accessorie. Un metodo alternativo consiste nell'avvolgere il tronco con uno strato spesso una decina di centimetri di sfagno tenuto costantemente umido , che arrivi a toccare i rami più bassi. Occorrono un paio di mesi per vedere se l'operazione ha avuto sucesso. Dirigere subito i rami verso il basso e poi farne risalire l'estremità contribuisce efficacemente. Qualora le radici siano abbozzate si può infilarle ognuna in una cannuccia lunga quanto l'intervallo tra il ramo e il terreno, in modo da guidarle nella direzione desiderata. Questa operazione aiuterà anche a conservare attorno alla radice la necessaria umidità. La cannuccia verrà poi eliminata tagliandola per il lungo.

Ficus microcarpa - Collezione Li,Chi-Fu

 

 

FERTILIZZAZIONE ED ALTRI TRATTAMENTI

Troppa erba o muschio rendono acido il terriccio, e di il fico nostrano non ne è felice e difficilmente fruttifica. Anche la fertilizzazione con nitrati di potassio acidifica il substrato, meglio usare sali di calcio o di ammonio. In alternativa usare concimi organici che, ricchi di fosforo, possono anche essere più efficienti per la comparsa di fiori/frutti. Il ritmo delle innaffiature deve essere tale che il terriccio non resti mai troppo umido, solo così le foglie e gli internodi si ridurranno. Tutti i Ficus d'altronde sopportano meglio periodi asciutti relativamente lunghi, piuttosto che una persistente umidità.

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