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L’Olivo interpreta l’essenza e l’identità del bacino del Mediterraneo, la sua millenaria storia, di popoli antichi e mitici, dalle Città Stato Elleniche fino alla Spagna Saracena, passando per l’Impero Romano. Nei secoli l’olivo ha rappresentato una fonte di ricchezza alimentare e spirituale rendendosi aduso ai più svariati impieghi ed ancora oggi rappresenta, dal punto di vista paesaggistico, il caratteristico complemento alle aree collinari ed a quelle pianeggianti, inducendo nei viaggiatori quell’idea di casa cui fare riferimento.

Olivo
Famiglia: Oleaceae
Genere: Olea
Specie: Olea europaea

Una visione maestosa

Il fascino e l’attenzione stupefatta che si subisce osservando un possente e vecchissimo olivo,la bellezza del disegno delle sue radici, del suo “legno”, dei suoi rami inducono l’immaginazione a ripercorrere, dunque, preistoria e storia dell’uomo attraverso questo “materiale” fornito dalla natura e assunto dallo stesso uomo sin dalla primitività.
La pianta dell’olivo ha origini antichissime: reperti archeologici del neolitico attestano l’uso di olive come alimento e presenza di olivi già in quello terziario. La coltivazione dell’olivo affonda le sue origini nel lontano Medio Oriente per poi svilupparsi in tutto il bacino del Mediterraneo.

I primissimi frantoi, rinvenuti sia in Siria che in Palestina, risalgono intorno al 5000 a. C.
Circa 6000 anni fa, durante l’età del Rame, alcune comunità di agricoltori che abitavano nelle regioni litoranee del Mediterraneo Orientale, ovvero sull’attuale costa siro-paestinese, intervennero su alcuni olivi a frutti grandi e cominciarono a scegliere le varietà in modo sistematico e non casuale. L’Olea Europaea è tra le specie arboree più antiche coltivate nel bacino del Mediterraneo in cui ancora oggi si ottiene il 95% circa della produzione mondiale di olive.

Le caratteristiche botaniche

L’Olivo ha un apparato radicale assai sviluppato, anche se superficiale, e caratterizzato da particolari iperplasie dette ovoli, che mantengono la capacità di radicare, quando vengono separate dal resto della pianta, e di emettere polloni. In condizioni di vegetazione spontanea esso assume l’aspetto di un grosso cespuglio formato da numerosi fusti ravvicinati e coperti da piccole branchie e da ramaglia.

Per effetto della potatura di allevamento può però assumere un portamento maestoso ed altezze variabili dai 5 ai 20 metri. Il fusto che in tal modo si forma è sovente contorto e, nelle piante più vecchie, percorso all’esterno da corde e cavo all’interno.
Le foglie portate da rami di 1 - 3 anni sono persistenti e si rinnovano di solito ogni due anni, il che conferisce alla pianta il carattere di sempreverde.

Esse portano una gemma all’ascella fra picciolo e fusto, sono di forma lanceolata, coriacee, di colore verde grigiastro nella pagina superiore e verde argento in quella inferiore. Assieme al forte sviluppo dell’apparato ipogeo, consentono alla pianta di crescere in ambienti siccitosi e aridi.
Le dimensioni dell’apparato radicale ne fanno inoltre una pianta sufficientemente rustica per quanto riguarda le condizioni del terreno.

L’olivo non tollera invece abbassamenti termici sensibili e prolungati, restando danneggiato da temperature inferiori a -5, -6 C°. Per questo motivo in Italia, il limite di coltivazione è costituito a Nord dalla dorsale appenninica, con latitudine non superiore a 45°, fatta eccezione per alcuni ambienti limitati, esposti a Sud e ben protetti dai venti di Settentrione, in particolare per la zona del Garda.

Tuttavia anche nelle regioni meridionali dove la coltura dell’olivo si estende fino a 30° di latitudine, gli ambienti più adatti sono prossimi al mare, freschi e miti, e raramente si hanno coltivazioni oltre i 1000 mt.
La fioritura ha inizio in aprile con la comparsa, sui rametti di un anno, dell’infiorescenza, detta mignola, formata da una decina di fiori o poco più ma l’antesi vera e propria si verifica verso la fine di maggio.

Poiché la maggior parte delle cultivar sono autosterili, è innanzitutto necessario, perché si abbia una regolare allegagione, che nell’oliveto siano presenti alberi di altre varietà con funzioni di autoimpollinatori. Va inoltre segnalato che il trasporto del polline è operato dalle brezze, mentre non hanno importanza gli insetti pronubi.

Le cultivar

La famiglia delle Oleacee, a cui appartiene l’olivo, comprende circa 30 generi e 600 specie distribuite in vaste regioni a clima caldo e freddo. Al genere Olea, specie O. europaea L., appartiene un numero imprecisato di varietà coltivate. E’ necessario chiarire che il termine “cultivar” in olivicoltura è improprio perché ci troviamo di fronte anche a cultivar composte da individui con fenotipo relativamente simile, e con genotipo differente; per queste cultivar si dovrebbe usare il termine di “popolazione di cloni” o di “cultivar-popolazioni”; per uniformità con la letteratura utilizzeremo comunque il termine “cultivar”.
Le cultivar descritte o citate in Italia sono 476 con 1599 sinonimi, ciò ha portato nel passato ed ancora oggi, ad una confusione tra i nomi delle cultivar e i loro sinonimi. Questa situazione evidenzia una notevole variabilità dei caratteri morfologici, riscontrata nelle diverse zone di coltivazioni, determinando probabilmente l’alto numero dei sinonimi conosciuti.

Interesse bonsaistico dell’olivo

Possiamo affermare che, nel mondo del bonsaismo italiano, la “parte del leone” la fa l’olivastro perché molto più diffuso dell’olivo fra gli amanti del genere e nella maggior parte dei casi si tratta di esemplari presi in natura. Il periodo favorevole è la fine dell’inverno. Anche qui il mio consueto invito è quello di non farvi prendere dal sacro fuoco... del disboscamento, andando senza alcun criterio a sradicare piante come fanno taluni senza alcuna pietà.
Questa pianta è, bonsaisticamente parlando, abbastanza giovane risalendo la sua diffusione in questo mondo attorno ai primi anni del 1970.

Quindi, rispetto ad altre piante, è da poco tempo che il bagaglio di esperienze comincia ad essere soddisfacente. Man mano che si è proceduto con la sua coltivazione a bonsai si è capito come questa pianta si comportava e rispondeva alle varie tecniche. Per esempio uno dei punti deboli è il ceppo, per l’emissione di abbondanti radici di superficie laddove vi sia il pericolo di gelate che mettono in pericolo la vita stessa del soggetto.

Bisogna considerare che la vegetazione sopporta escursioni che vanno da 6 ad 8°C. Per le piante in formazione è consigliabile usare una miscela di terriccio molto porosa e permeabile, che favorisca lo sviluppo dell’apparato radicale.
Dal punto di vista stilistico, mi è capitato di vedere piante impostate come Pini o comunque con forma che non rispecchiano la forma che Olivo ed Olivastro assumono in natura, bisognerebbe avere l’accortezza di vedere come crescono nel loro habitat naturale e poi impostare il progetto, altrimenti ci si ritroverà di fronte a bonsai innaturali con un aspetto che nulla ha a che vedere con ciò che la natura ci offre.
La rusticità dell’olivastro, la corteccia vecchia, le fronde sono un pregio che esteticamente ripaga dalla fatica di impostare una pianta cosiffatta, un bonsai italiano che i giapponesi cominciano ad apprezzare e ad invidiarci.

Questo ci deve fare apprezzare il fatto che la macchia mediterranea offre degli esempi irripetibili che sono retaggio e patrimonio tutto nostro, per cui ne dovremmo sfruttare in pieno tutte le peculiarità.

Note di coltivazione

E’ una pianta sempreverde molto longeva e pollonante con tronco irregolare che negli esemplari più vecchi spesso è cariato, in questi casi dal tronco centrale ormai consumato, frazionandosi si formano vari tronchi minori che solo alla base mostrano l’origine comune.

I rami giovani sono angolosi (nelle forme selvatiche spinescenti) formano una chioma rada di forma ovale-allungata Le foglie sono perlopiù opposte, di forma lanceolata acuminate all’apice, coriacee ed a margine intero. I fiori sono riuniti in piccole pannocchie ascellari alle foglie e presentano una corolla imbutiforme di colore bianco.

La varietà coltivata presenta i rami giovani non spinescenti e le foglie strettamente lanceolate generalmente acute di dimensioni di 1 x 4-7 cm. Predilige terreni argillosi a reazione neutra o alcalina. Non teme la siccità ma non sopporta il gelo per cui la sua coltivazione a bonsai nelle zone a clima rigido presenta alcune difficoltà e presuppone accorte protezioni invernali.

L’Olivo si può spingere a latitudini leggermente più elevate dell’Oleastro, ma comunque caratterizzate sempre da un clima mite.
E’ interessante, anche se spesso l’argomento è trascurato, conoscere le avversità alle quali vanno incontro le piante che coltiviamo. In questo caso i parassiti animali che possono infestare Olivo ed Oleastro sono: mosca delle olive; tignola dell’Olivo che infesta tutti gli organi dell’apparato aereo; tripide dell’Olivo, che infesta i germogli ed i frutti; cocciniglia mezzo grano di pepe, che infesta le foglie e gli organi legnosi; cocciniglia cotonosa, che infesta la vegetazione; cotonello dell’Olivo che infesta i rametti ed i germogli; oziorrinco, che danneggia le foglie nei soggetti adulti e le radici (larve).

Gli agenti di malattia sono: occhio del pavone dell’Olivo, micopatia fogliare; carie fungina del legno dovuta a vari funghi; lebbra delle olive derivanti dal fungo; tracheomicosi da Verticillium spp.; rogna dell’Olivo; tumore batterico.

La chioma di questa pianta può presentare all’inizio della potatura qualche difficoltà perché si presenta disordinata ed incontrollabile e perché alcune parti dell’albero possono accusare il ritiro della linfa con facilità. Potando durante la stagione primaverile o estiva si ha una migliore e veloce cicatrizzazione della pianta ma si può verificare una nuova germogliazione, per cui si deve intervenire eliminando le gemme immediatamente. I polloni vanno pure eliminati assieme ai germogli che crescono lungo il tronco.

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